Banco Bpm paga cara la truffa dei diamanti

Costa molto al Banco Bpm, l’istituto nato nel 2017 dalla fusione tra l’ex Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano, lo scandalo della truffa dei diamanti. Sono moltissimi, infatti, 9 clineti dell’istituto che si ritengono truffati dallle proposte di acquisto di fiamanti il cui valore era stato gonfiato.

Per questo Banco Bpm sta cercando una svia di uscita stanziando soldi a favore dei truffati e cercando di risolvere caso per caso le difficoltà dei clienti. Nel 2018, infatti, a quanto si apprende dalla relazione di bilancio, il numero dei reclami è letteralmente esploso, passando “dai 1250 del 2017 a 13.300 con un petitum complessivo cresciuto da 43 a 430 milioni“. A seguito di ciò la banca ha accantonato nel 2018 275,3 milioni in più facendo salire le risorse finanziarie “complessivamente messe a disposizione del gruppo a 318,3 milioni“. E permettendo ai clienti di ottenere un risarcimento anche se temporaneamente non in possesso delle pietre, in quanto queste sono stivate nei caveau della Idb, la società al centro della truffa e dichiarata fallita nel gennaio di quest’anno.

Anche per questo Banco Bpm in Borsa nell’ultimo anno ha perso il 57% del suo valore, non certo solo per lo scandalo diamanti, ma quest’ultimo non ha sicuramente contribuito a migliorare la fiducia degli investitori verso la gestione della banca. Solo la settimana scorso il titolo ha lasciato sul terreno un 10% nonostante il calo dello spread sotto i 200 punti che in condizioni normali influisce positivamente sui prezzi dei 20 miliardi di titoli di Stato presenti in portafoglio. Il 6 agosto verranno presentati i dati semestrali e a quel punto si potrà tirare qualche conclusione sull’andamento dell’esercizio in corso.

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