L’Antitrust contro Il Salvagente: sanzione per pratiche commerciali scorrette

Quando è troppo è troppo. E allora anche una rivista specializzata sui diritti dei consumatori può finire dall’altra parte della barricata.  E’ capitato così che l’Antitrust abbia bocciato i test sull’olio extravergine d’oliva condotti da Il Salvagente e condannato la società EditorialeNovanta a pagare una sanzione da 25mila euro per pratiche commerciali scorrette. 

Le indagini dell’Agcm hanno avuto inizio dopo la denuncia da parte di alcune associazioni di consumatori e società olivicole in merito a possibili irregolarità da parte dei test eseguiti e pubblicati da Il Salvagente. Test che, come spiega una nota stampa rilasciata dal Codacons, hanno promosso alcuni marchi, bocciandone altri: “Gli elementi acquisiti indicano che il campione di almeno uno degli oli che non hanno superato la prova organolettica aveva una data di scadenza assai più ravvicinata rispetto a quella di altri oli. Nel corso del procedimento è emerso inoltre che 7 dei 15 oli testati non erano extravergini sulla base di un’unica prova di assaggio e che Il Salvagente si è rifiutato di procedere a una prova supplementare, ritenendo che il meccanismo di ripetizione della prova a richiesta del produttore, espressamente previsto dalla normativa comunitaria, debba essere applicato da una autorità pubblica di controllo prima di procedere a sequestri o azioni giudiziarie”.

La ripetizione dei test, come previsto anche dalle linee guida Iso/Iec, è ritenuta opportuna nel caso in cui i produttori coinvolti documentino la correttezza o il carattere dei risultati finali. Di conseguenza, prosegue la nota, “la possibilità – non smentita da EditorialeNovanta – che la qualità dell’olio acquistato dal consumatore finale fosse stata alterata da problematiche distributive al di fuori del controllo del produttore, costituiva un elemento che avrebbe permesso di ritenere ‘eccezionali’ i risultati ottenuti, consigliandone la ripetizione quantomeno della prova di assaggio su campioni acquistati presso altre catene distributive”.

Sotto indagine anche il certificato ‘Zero Truffe’, rilasciato da Il Salvagente alle aziende che ne fanno richiesta e apponibile sulle confezioni per attestarne la qualità dei prodotti. A detta dell’Antitrust, infatti, violerebbe le disposizioni del Codice di consumo perché conferito in seguito a test effettuati “applicando una metodologia di analisi non trasparente con riguardo alle modalità di campionamento e non conforme alla normativa tecnica prevista per la realizzazione di test comparativi”. Prosegue la nota del Codacons: “La partecipazione all’iniziativa e la concessione del bollino avvengono a pagamento, a valle delle verifiche effettuate dal professionista riguardo ai parametri e agli aspetti del prodotto/servizio oggetto del bollino. L’ambito delle verifiche è concordato con l’azienda richiedente e investe generalmente singole referenze e/o specifici aspetti del prodotto/servizio. Si tratta, quindi, di verifiche effettuate ‘su commissione’ dell’azienda richiedente”. La parola ‘certificazione’ trarrebbe in inganno i consumatori, spiega il Codacons, che potrebbero così pensare che la valutazione provenga da enti terzi indipendenti e sarebbero inoltre indotti a pensare che il prodotto o l’azienda che si fregiano del bollino siano superiori ad altri, a livello qualitativo e di diligenza professionale. Sotto accusa anche i criteri di terzietà e imparzialità nella concessione del bollino che, conclude la nota stampa, “sono determinati di comune accordo e nell’interesse dell’azienda richiedente; inoltre, la circostanza che il bollino è stato assegnato a una azienda con la quale il professionista ha compartecipazioni in altre attività appare in contrasto con la qualifica super partes”.

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