La guerra in Ucraina fa bene agli Usa

Le sanzioni che l’Occidente ha applicato e continua ad applicare alla Russia danneggiano sicuramente il popolo e l’oligarchia russe e, più indirettamente, l’Europa, ma avvantaggiano gli Stati Uniti.

Le tensioni su prezzi dei prodotti petroliferi, per esempio, con l’aumento dei costi si traducono in immediati vantaggi per i produttori di petrolio e gas statunitensi.

Così  l’ultimo annuncio del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, di discussioni su una completa messa al bando sul petrolio prodotto dalla Russia ha determinato un ulteriore aumento dei prezzi su tutti i mercati. In avvio di settimana le contrattazioni si sono aperte con una nuova fiammata dei prezzi, con il barile di Brent schizzato fino a 139,13 dollari, sui massimi dalla crisi finanziaria del 2008 e non lontano dal picco storico, che venne toccato proprio all’inizio di quell’anno .

Successivamente il greggio di riferimento del mare del Nord ha notevolmente ritracciato e nel pomeriggio i futures in prima consegna si scambiano a 122,40 dollari, in rialzo del 3,25% rispetto ai livelli di venerdì scorso. Stessa dinamica sul West Texas Intermediate, balzato fino a 130,50 dollari per poi smorzare il rialzo al più 2,61% a 118,71 dollari. 

Il problema è che questa strategia di progressiva riduzione della dipensenza da Mosca, potrebbe non avere tempi compatibili con i problemi che si aprono in uno scenario di messa al bando del petrolio russo: Mosca controlla il 5% delle forniture globali di greggio e il 10% dei prodotti raffinati. E le sanzioni già decise, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, hanno determinato un fuggi fuggi di imprese, investimenti e tecnologie che può comunque danneggiare le capacità di produzione russa. 

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