Confindustria critica sul Def

Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi

“Il quadro macroeconomico del Def (Documento di Economia e Finanza) che delinea una crescita tendenziale del Pil al 2,9% nel 2022 basato su una contrazione dello 0,5% nel primo trimestre, una ripresa nel secondo e nel corso dei mesi estivi un ritorno a una crescita a ritmi sostenuti, appare ottimistico e sembra non cogliere le straordinarie difficoltà dell’attuale situazione”. A sottolinearlo è il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in audizione sul Def davanti alle Commissioni Bilancio della Camera dei Deputati e del Senato. 
Il Centro Studi di Confindustria stima per quest’anno un incremento del Pil del +1,9% “ma, si noti bene: la variazione positiva – ha spiegato Bonomi – è interamente dovuta a quella già acquisita a fine 2021, pari a +2,3%, grazie all’ottimo rimbalzo dell’anno scorso. Infatti, qualsivoglia variazione del Pil inferiore al 2,3% annuo significa che quest’anno saremo in recessione”. Il Csc, “sulla base di ipotesi che non sono da considerare pessimistiche”, ossia la fine della guerra e la riduzione dei suoi principali effetti a giugno, l’assenza di un razionamento dell’energia elettrica per il settore produttivo, il crollo dei contagi e dei suoi effetti e l’attuazione del Pnrr, stima che “nei primi due trimestri l’economia italiana entri in una recessione tecnica, -0,2% e -0,5% rispettivamente, e questa non sarà compensata dalla lieve ripresa attesa nella seconda metà dell’anno. E, a marzo, un’ulteriore caduta della produzione industriale pari al -1,5%”, ha concluso il presidente di Confindustria. 

Bonomi poi mette in guardia su possibili aumenti del costo del lavoro.
“Non è possibile chiedere alle imprese, che si stanno già fermando per gli aumenti dei costi degli input, anche un aumento del costo del lavoro. E’ invece ancora più opportuno, proprio in questo quadro, un intervento sul costo del lavoro. Non basta alleggerire il prelievo fiscale, come è stato fatto con l’ultima legge di bilancio, ma bisogna anche intervenire sul costo del lavoro. Riteniamo sia indispensabile partire dalla sterilizzazione degli aumenti dei prezzi di gas e petrolio per imprese e famiglie da inquadrare in una risposta di sistema, un patto a tre con Governo e sindacati. Perché se non si interviene sui rincari, le imprese saranno costrette a fermarsi, e questo comporterà inevitabili costi sociali”.

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