Il futuro che ci aspetta: estati più calde, inverni più freddi

Con le politiche energetiche del governo Draghi avremo più caldo in estate e più freddo in inverno. La volontà di sganciarci dalla dipendenza russa per le importazioni di gas e le difficoltà di reperire fornitori alternativi impongono scelte decise di riduzione dei consumi. 

Ed è questo quello che preoccupa gli italiani. Per l’imminente estate la stretta sull’aria condizionata. Il decreto destinato a ridurre lo choc sulle bollette dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale e a favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili ha stanziato circa 8 miliardi di euro di cui 5,5 miliardi per far fronte al caro energia riducendo gli oneri fiscali. 

Ma la misura che più peserà su tutti, fra qualche mese: è la stretta sull’aria condizionata. Dopo essersi abituati a mettere il termostato del riscaldamento sui 19 gradi, con l’arrivo del caldo non si potrà più abbassare l’aria condizionata sotto i 27 gradi. Il decreto prevede infatti che dal primo maggio 2022 al 31 marzo 2023, la media ponderata della temperatura degli edifici pubblici non dovrà superare i 19 gradi centigradi e non dovrà essere minore dei 27 gradi, sono però ammessi 2 gradi di tolleranza in rapporto a entrambe le temperature.

Il decreto punta poi a favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili sia per arrivare a una maggiore indipendenza dagli idrocarburi sia per ridurre il fabbisogno energetico dall’estero.

Intanto l’Istat ci fa sapere che In un anno è triplicato il deficit energetico nella bilancia commerciale italiana. La stima è di -7,263 miliardi a febbraio 2022, mentre nello stesso mese del 2021 era di 2,213 miliardi.

Complessivamente l’Italia passa così, in dodici mesi, da un avanzo commerciale complessivo di 4,750 miliardi a un disavanzo di 1,662 miliardi.

“Gli acquisti di gas naturale contribuiscono per 10 punti percentuali al forte incremento tendenziale delle importazioni italiane”, che segnano +44,9%, commenta l’Istat. “Il deficit energetico – continua una nota – si amplia sensibilmente e il saldo nell’interscambio di prodotti non energetici, seppur ampiamente positivo, si riduce rispetto a febbraio dello scorso anno”. Quest’ultimo passa infatti a 5,600 miliardi, da 6,964 miliardi di febbraio 2021. Prosegue intanto la crescita dei prezzi all’import che “si confermano in accelerazione su base annua (+18,5%, da +17,5% di gennaio), spinti in particolare dai rialzi dei prezzi dei prodotti energetici nell’area non euro” per i quali il rincaro è dell’86,5%. Per i prezzi energetici nell’area euro c’è un incremento invece dell’8% che porta il dato globale del comparto energia a +77,9%. L’aumento generale dei prezzi all’importazione su base mensile è dell’1,6%. L’Istat ricorda che, dai dati di gennaio 2022, gli indici dei prezzi all’import sono calcolati con il metodo del concatenamento annuale e che l’anno 2015 resta la base di riferimento

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