La guerra in Ucraina sta seriamente danneggiando l’economia europea

Gli eventi belici in Ucraina stanno pesantemente compromettendo le possibilità di crescita economica in Europa. Il Pil rischia di entrare in territorio negativo già entro la fine di quest’anno, negli scenari peggiori che vedano un forte aumento delle materie prime energetiche o il blocco dei flussi di gas dalla Russia, con in più una inflazione ancora maggiore di quella prevista, già molto alta. A sostenerlo è il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni.

“Il principale colpo per l’economia dell’Ue – ha detto – viene dai mercati delle materie prime, soprattutto per l’aumento dei prezzi dell’energia, ma anche dei prodotti agroalimentari. I prezzi delle materie prime in forte aumento hanno un effetto depressivo sul potere d’acquisto delle famiglie e fanno aumentare i costi di produzione per le imprese, alimentando l’inflazione”.

La guerra, ha continuato il commissario, “sta influendo pesantemente anche sull’attività e sul commercio globali, riducendo la domanda esterna di esportazioni dell’Ue. Innanzitutto direttamente, attraverso il calo degli scambi commerciali durante la guerra, ma anche a causa di un grave shock in termini di ragioni di scambio e dell’aggravamento delle carenze e delle varie strozzature dal lato dell’offerta”.

“L’impatto – ha aggiunto Gentiloni – riguarda anche i mercati finanziari. La guerra ha innescato un riprezzamento delle attività finanziarie, un inasprimento delle condizioni di finanziamento e maggiori prospettive di accelerata normalizzazione della politica monetaria”.

“Infine – ha osservato ancora il commissario -, la guerra ha drammaticamente aumentato l’incertezza e ha gravemente intaccato la fiducia delle famiglie e delle imprese proprio mentre gran parte dell’Ue si stava liberando dall’impatto della pandemia”.

“La nostra previsione di base – ha spiegato Gentiloni – è accompagnata da un’analisi di scenario basata su modelli che simulano l’impatto dell’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, così come un taglio netto delle forniture di gas dalla Russia. In quest’ultimo scenario, il più severo, i tassi di crescita del Pil sarebbero di 2,5 e di 1 punto percentuale al di sotto della linea di base della previsione, rispettivamente nel 2022 e 2023, mentre l’inflazione aumenterebbe di 3 punti percentuali nel 2022 e più di 1 punto nel 2023 oltre la proiezione di base. In entrambi questi scenari – ha avvertito il commissario -, entro l’anno la crescita entrerebbe in territorio negativo”.

La linea di base delle previsioni della Commissione vede la crescita dell’Ue al 2,7% nel 2022 e al 2,3% nel 2023, mentre l’inflazione è attesa rispettivamente al 6,1% e al 2,7%.

Nel 2022 “c’è un livello di inflazione molto alto e una delle cadute più rapide registrate delle nostre previsioni stagionali. Ma questa caduta non porta ancora la crescita in territorio negativo, questo non è nelle previsioni”, ha sottolineato.

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