Buoni pasto addio? Le imprese chiedono modifiche

Verso l’addio ai buoni pasto? Possibile se non ci sarà una riforma radicale del sistema di erogazione. Perchè le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero smettere di accettare i ticket.

Le principali associazioni dei settori interessati, ANCD Conad, ANCC Coop, FIEPeT Confesercenti, Federdistribuzione, FIDA e Fipe Confcommercio, che vogliono “accendere un riflettore sulla degenerazione del sistema dei buoni pasto”, alla vigilia della pubblicazione della gara BP10, indetta dalla centrale unica di acquisto, Consip, vogluono vederci chiaro.

Infatti sottolineano sottolineando come “una volta scalati gli oneri di gestione e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%: ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro”. Per la prossima gara di appalto chiediamo “le revisioni dei criteri di gara”, spiega Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio, e “non sono accettabili livelli di commissioni sul livello di quelle precedenti”, dal 16% al 19% circa, “perché se queste fossero le condizioni dell’assegnazione è ragionevole pensare che le aziende non saranno nelle condizioni di accettare più i buoni pasto”. Per Stoppani “non c’è solo il problema di sostenibilità economica. ma anche un altro elemento morale: non è accettabile che lo Stato in un momento come questo dell’economia e della crisi dei pubblici esercizi”, in cui le attività stanno cercando di riprendersi e di contenere l’inflazione “ponga una nuova tassa sulla ristorazione, perche così noi la definiamo, con assegnazione di gare di appalto con tassi di commissioni sempre maggiori”. 

Quello dei ticket, evidenzia Stoppani, è “un problema vero, grave che non danneggia solo gli esercizi convenzionati, ma anche le prospettive di uno strumento che se ben gestito darebbe un beneficio per i lavoratori” e invece il rischio e’ che queste situazioni “poi diventino patologiche e si arrivi a distorsioni del mercato”. Donatella Prampolini, presidente Fida Confcommercio, si chiede “fino a quando durerà questo ricatto”, e dichiara che è “paradossale che noi offriamo un servizio e poi dobbiamo anche pagarlo, poi c’e’ anche un tema sui tempi dei pagamenti, un tema legato ai costi finanziari che noi comunque sosteniamo. Abbiamo il timore che questi soldi non arrivino, non sappiamo quando arrivano”. Il direttore generale di Fipe-Confcommercio, Roberto Calugi, fa i conti. In una gara Consip, “da circa 1,3 miliardi di euro, se facciamo il conto, quanto e’ il 20%? Sono 260 milioni di euro circa che sono quella tassa occulta che pagano i pubblici esercizi”.

Per ciascun buono da 8 euro il bar, il negozio alimentare, il bar o il supermercato ne incassa poco più di 6. Per le aziende si tratta di una tassa occulta del 20%. 

Nel 2019 sono stati emessi 500 milioni di buoni pasto per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro. A beneficiarne sono circa 3 milioni di lavoratori, di cui 1 milione dipendenti pubblici. Dei 500 milioni di buoni pasto, 175 milioni sono acquistati dalle pubbliche amministrazioni, che li hanno messi a disposizione di 1 milione di lavoratori. In totale, ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, nei ristoranti, nei supermercati i e in tutti gli esercizi convenzionati 13 milioni di buoni pasto. 

Due le richieste principali delle aziende “la riduzione immediata dei ribassi sul prezzo richiesti in fase di gara alle società emettitrici dei buoni pasto, e la riforma complessiva del sistema, seguendo l’impianto in vigore in altre Paesi, per assicurare il rispetto del valore nominale del ticket ed eliminare le gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati”. Nel corso delle ultime due gare Consip, 2018 e 2020, denunciano le associazioni, “gli esercenti si sono trovati a pagare commissioni medie del 19,8% (BP8) e del 17,80% (BP9)”. Questo meccanismo finisce per “scaricare il risparmio della pubblica amministrazione sui pubblici esercizi e sulla distribuzione commerciale”. I presidenti delle sigle riunite presso la sede di Fipe-Confcommercio hanno sottoscritto un manifesto nel quale si chiede la riforma del sistema dei buoni pasto. Due i punti fondamentali: “la salvaguardia del valore nominale dei titoli – un buono da 8 euro deve valere 8 euro anche per l’esercente – e la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici”.

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