Cinquestelle in crisi dopo il flop elettorale

Questa volta il “tabù amministrative” non basta per giustificare il clamoroso tonfo del Movimento 5Stelle alle amministrative. Mentre il cosiddetto “effetto Conte” si è rivelato più illusorio che mai.

A Palermo, storica roccaforte grillina, il candidato dell’alleanza col Partito Democratico ha perso al primo turno. E la lista del Movimento non è andata oltre un misero 7,6%. Un risultato pessimo, che si somma al 4,4% di Genova (città natale di Beppe Grillo), il 4,3% di Taranto, il 4,2% di Messina, l’1,8% di Pistoia e lo sconcertante 0,71% raccolto a L’Aquila.

Conte non si nasconde e ammette la sua “insoddisfazione”. Nei prossimi giorni sono previsti una serie di incontri, per dare il via ad una nuova riorganizzazione. La sensazione è che serva ben altro, oltre alla nomenclatura. Un tonfo simile è un evidente segnale politico. Gli elettori che regalarono a Luigi Di Maio e soci il 33% nel 2018 sono profondamente delusi. E non si riconoscono più nelle scelte portate avanti in questi anni dai Cinque Stelle. L’Avvocato del Popolo si troverà di fronte ad un bivio, già nelle prossime settimane. Una decisione da prendere, che riguarda l’appoggio, fino ad oggi incondizionato, assicurato al governo Draghi. Un sostegno mantenuto anche di fronte a delle scelte (vedi, l’invio di armi in Ucraina) ideologicamente antitetiche alla politica del Movimento.

E i problmei dei 5stelle investono anche il PD con il segretario Enrico Letta che si ostina a mantenere l’alleanza e, anzi, ad estenderla. Ma non tutti la pensano come lui.  E sono in diversi a chiedere al segretario di abbandonare Conte e di guardare a possibili collaborazioni con Matteo Renzi e Carlo Calenda. 

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