Gas: per l’Arera ci attendono un autunno e un inverno difficili

A causa della crisi energetica e della carenza di fonti energetiche avremmo un autunno e un inverno particolarmente difficili. Lo sostiene nella sua Relazione al Parlamento, il presidente dell’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera), Stefano Besseghini, che ha invitato a individuare “subito” piani per affrontare “eventuali situazioni di crisi nella fornitura di gas”.
“Ad oggi – ha evidenziato Besseghini – non sappiamo quale potrà essere l’evoluzione geopolitica, sappiamo però che i consumi domestici e industriali di gas sono in ripresa e sarà necessario avere le quantità necessarie a sostenere il Paese, attraverso i nostri stoccaggi e nuove rotte di approvvigionamento. Per avere più certezze di sostenibilità, allo stesso tempo, abbiamo un altro strumento da applicare da subito: il risparmio energetico. Consumi controllati di energia elettrica e gas significano meno necessità di produzione e meno necessità di importare gas e materie prime”.

L’Autorità “ritiene importante che da subito ci si dedichi alla elaborazione di piani dettagliati con cui affrontare eventuali situazioni di crisi nella fornitura di gas affinché anche la gestione della emergenza veda chiari ruoli, tempi e metodi”. “Crediamo – conclude Besseghini – sia il momento di promuovere con decisione da parte del Governo, di Enea, del Gse degli stessi operatori, campagne informative, vademecum e soluzioni che contribuiscano a risparmiare energia in tutte le sue forme”.
E il prezzo dell’energia, almeno nel breve-medio periodo è destinato a rimanere alto. Per questo il sistema messo a punto dal governo negli scorsi trimestri per tutelare famiglie e imprese contro il caro energia “è insostenibile” nel lungo periodo, ha evidenziato il presidente dell’Autorità, spiegando: “Ad oggi appare non evitabile un alto livello di prezzi, almeno nel breve-medio termine e di costi per tutto il sistema energetico. Sin dal giugno del 2021 si sono susseguiti con cadenza trimestrale, in coincidenza agli aggiornamenti dei prezzi da parte dell’Autorità, interventi via via più ampi da parte del Governo per ridurre prima e poi azzerare per tutti i clienti, famiglie e imprese, una parte importante della bolletta, ossia gli oneri generali di sistema”, ha spiegato il presidente.

Invece, servono sostegni più mirati ai bisognosi: “Gli indicatori della condizione economica delle famiglie – rileva il presidente – si sono dimostrati più efficaci e di questi si possono modificare le variabili, al fine di rafforzare le politiche di sostegno per quelle fasce di consumatori non tradizionalmente destinatarie di interventi ma che oggi necessitano un supporto, in questa situazione delicata”.
Il 2021 ha conosciuto, infatti, uno straordinario rialzo dei prezzi europei e asiatici. In Europa, i record storici delle quotazioni spot e a breve termine sono stati ripetutamente infranti negli ultimi mesi del 2021. In seguito, verranno ulteriormente superati, dopo il 24 febbraio 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha rilevato l’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente nella sua relazione al Parlamento.

In particolare, nel 2021, in Europa i prezzi spot all’ingrosso agli hub del gas sono in media annua più che quadruplicati rispetto al 2020. Il Ttf, primo hub europeo per dimensione degli scambi, liquidità e significatività dei valori, è salito da 19,3 e/MWh a inizio anno a 106,1 e/MWh a fine 2021 (in media annua 44 e/MWh). All’hub italiano Psv (Punto di scambio virtuale) le quotazioni sono passate dai 19,8 euro/MWh di gennaio ai 109,5 di dicembre (44,6 e/MWh in media annua).
Le cause sono da attribuire a una combinazione di fattori: ripresa rapida dopo la pandemia; interrelazione tra mercati asiatici ed europei, in concorrenza per assicurarsi i volumi di Gnl non legati a contratti a lungo termine; forte crescita della domanda asiatica trainata dalla Cina; volumi di Gnl disponibili sul mercato globale minori di quelli attesi (per minore capacità di liquefazione e colli di bottiglia sulle rotte di trasporto); mancato riempimento degli stoccaggi europei; volumi delle esportazioni russe sui minimi contrattuali degli accordi di lungo termine e quasi cessata immissione da parte di Gazprom di volumi spot sul mercato europeo; effetti di una riduzione progressiva degli investimenti globali nell’upstream.

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