Liz Truss, l’arcinemica di Putin, è il nuovo premier britannico

Liz Truss, 47 anni, ministra degli Esteri in carica, è stata eletta nuova leader del Partito Conservatore britannico, forza di maggioranza alla Camera dei Comuni, e da domani subentrerà come premier – la terza donna nella storia del Regno Unito – al dimissionario Boris Johnson, costretto a farsi da parte a luglio sull’onda di scandali e congiure interne Tory.

Truss, come largamente previsto, ha sconfitto con netto margine l’ex cancelliere dello Scacchiere di radici familiari indiane Rishi Sunak nel ballottaggio finale deciso dal voto postale degli iscritti.
Il passaggio di consegne alle redini del governo scatterà automaticamente domani, quando Boris Johnson – rimasto finora in carica per gli affari correnti – si recherà dalla 96enne regina Elisabetta per dimettersi anticipatamente dalla carica di primo ministro, dopo poco più di un triennio segnato dal trionfo elettorale alle politiche del 2019, e per “raccomandarle” secondo prassi di designare al suo posto la nuova leader della formazione maggioritaria. A seguire la sovrana riceverà separatamente Liz Truss – primo ministro numero 15 dei suoi 70 anni di regno da record, iniziato nel lontano 1952 quando al 10 di Downing Street l’inquilino era Winston Churchill – per “invitarla” a dar vita al suo nuovo governo. I due incontri si svolgeranno per la prima volta da quando Elisabetta II siede sul trono nella residenza scozzese di Balmoral (dove Sua Maestà trascorre tradizionalmente la fine dell’estate fra agosto e settembre), essendo stato consigliato dai medici all’anziana monarca afflitta da “problemi di mobilità” di evitare il previsto spostamento ad hoc di quasi mille chilometri fino a Londra. 

Figlia di un professore di matematica che vota Labour, dopo una breve carriera come contabile e un passato nelle file dei Lib Dem, Truss è entrata in Parlamento nel 2010 e da quel momento ha iniziato a scalare le gerarchie del partito. Sostenitrice del ‘remain’ al fatidico referendum sull’uscita dall’Ue del 2016, come fa notare il Guardian, ha compensato gli ‘errori’ di gioventù diventando in breve tempo una ‘Brexiter’ intransigente, facendo leva sulla sua lealtà a Johnson.
Negli ultimi mesi ha saputo sfruttare la guerra in Ucraina per ergersi a nuova Thatcher grazie a una dura retorica anti-Putin. Miele per la stampa Tory e per gli anziani della classe media che rappresentano la fetta più grande degli iscritti al partito. Secondo il Times, dichiarerà inoltre la Cina una ”minaccia nazionale acuta” al pari della Russia. Si è poi resa protagonista di una polemica a distanza con Macron, che ha previsto “problemi seri” fra Francia e Gran Bretagna, dal momento che la ministra non ha risposto a chi le chiedeva se considerasse il presidente francese amico o nemico degli inglesi. 

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